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giovedì 26 novembre 2009

Pitch Black

Anno: 2000
Regia: David Twohy
Interpreti: Vin Diesel, Radha Mitchell

Un'astronave viene investita da una pioggia di asteroidi e precipita su un pianeta che, precedentemente abitato, pare ora essere completamente deserto, se non addirittura morto. Tra i superstiti c'è anche il pericoloso criminale Riddick (Vin Diesel), il quale però non sarà il pericolo principale per i sopravvissuti...
Ricordo ancora il pomeriggio noioso di qualche anno fa, quando interruppi uno zapping poco motivato fra i canali dell'allora "TELE+" sui titoli di testa di questa pellicola. Premetto che la presenza di Vin Diesel non è mai stata per me buon motivo per guardare un film, semmai per evitarlo, ma vedere il suo personaggio entrare così "educatamente" nella storia, senza delinearsi subito secondo quei cliché un po' buzzurri che tanto mi danno fastidio, mi indusse a dare a Pitch Black una possibilità...nel frattempo anche la trama si faceva interessante, mentre fotografia e regia (certo non artistiche, ma sicuramente azzeccate), a loro volta non mi dispiacevano, ma tutt'altro. Così mi ritrovai coinvolto in una storia letteralmente avvincente, quasi mai (quasi) eccessiva, ed intrisa della giusta dose di adrenalina e tensione: in definitiva una storia godibile e ben rappresentata. Tutto questo fa di Pitch Black un piccolo cult nel suo genere (quello di una fantascienza mai sopra le righe e che non si fa troppo prendere la mano da effetti speciali ed acrobazie mirabolanti), tanto che si è voluto dar vita anche ad un sequel, come prevedibile meno azzeccato: "The Chronicles of Riddick".
Io ricordo questo film con piacere e lo consiglio vivamente, soprattutto perché mi salvò da quel pomeriggio di noia e zapping poco motivato.

Voto:



martedì 24 novembre 2009

Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo


Anno: 2009
Regia: Terry Gilliam.
Interpreti: Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, Christopher Plummer.

La sensazione che si ha guardando "Parnassus" assomiglia molto a quella che si ha provata da bambini spiando l'interno di un caleidoscopio: un caos di forme e colori in movimento a creare la magia, lo stupore.
Impossibili scommesse con il diavolo, una bella ma per nulla innocente fanciulla che rischia la morte, gelosie d'amore e tradimenti, disperazione, solitudine e rassegnazione: gli ingredienti per piacere al grande pubblico ci sono tutti, ma sono elaborati con sapienza e originalità, e incorniciati da un sistema di effetti speciali spettacolare, barocco e giocoso.
Il soggetto del film, a voler essere giusti, è vecchio quanto il mondo: la lotta del bene contro il male, qui messa in scena da Mr. Nick, un diavolo che è la caricatura di un ruffiano in un manifesto potenziale di Toulouse-Lautrec, e il dottor Parnassus, l'uomo una volta immortale ora guardiano decadente del regno dell'immaginazione. Luogo dello scontro è un mondo creato dalla mente in trance del protagonista, al quale si accede tramite uno specchio di carta e nel quale, come d'incanto, prendono corpo le fantasie di chi ha osato varcarne la soglia fatata: questi, alla fine del viaggio attraverso l'universo dei desideri, dovrà infine scegliere tra perdizione diabolica e redenzione fantastica, consegnando così la propria anima all'uno o all'altro dei paladini del duello.
Interessante è la caratterizzazione personologica di questi (mentre di ben poco rilievo sono le altre figure del film, a volte appena schematicamente abbozzate), che costruisce da una parte un diavolo annoiato, viveur, manipolatore ma molto poco "satanico", insomma accattivante, e dall'altra una controparte benigna ma patetica, affondata nella miseria, nel senso di colpa e soprattutto sostanzialmente perdente.
Questa, dunque, è una storia dove non si tifa per il cattivo, ma nella quale il buono mette a disagio, vestito di stracci, incollato alla bottiglia, che arranca per sopravvivere e, in barba al buonismo comune, continuamente sensibile ai giochi d'azzardo diabolici. Credo sia per questo motivo che, durante la visione, si crea nello spettatore una sensazione perenne, una sorta di fastidio sotto tono che non supera mai il livello di massima allerta, ma che, al termine delle due ore della pellicola, vi assicuro lascia tracce sull'umore.
Che dire della regia? Spettacolare nel generoso uso di coloratissimi effetti speciali, a mio parere un po' eccessivi in tutte le accezioni del termine, curata nel dettaglio ma non troppo equilibrata nel ritmo e decisamente poco originale: mi ha ricordato vagamente il Burton di "Big Fish" e molto "Il Signore degli anelli" di Peter Jackson.
Insomma, "Parnassus" non porterà niente di nuovo sotto il sole, ma resta un film per certi versi originale e che riesce a interessare: promosso, con riserva.


Voto:


lunedì 23 novembre 2009

Kill Bill



Anno: 2002/2003
Regia: Quentin Tarantino
Interpreti: Uma Thurman, David Carradine, Michael Madsen, Daryl Hannah, Lucy Liu

Ho appositamente cercato un'immagine che non faccia riferimento alla suddivisione in volumi di Kill Bill: quest'ultima è stata solo una scelta commerciale della casa produttrice Miramax di fronte al rifiuto di Tarantino di tagliare scena alcuna del film, la cui durata in pre-produzione superava addirittura le quattro ore. Kill Bill è quindi da considerarsi un'opera unitaria, e come tale la si deve giudicare.
Ricordo che, all'uscita dalla sala dopo la proiezione del primo volume, attuai volontariamente una "sospensione del giudizio" su quello che avevo appena visto, o meglio esperito: certo, riconobbi immediatamente la mano di un regista ormai maturo e sapiente, una fotografia splendida, una storia epica ed una sceneggiatura di valore, nonché musiche eccezionali e personaggi veramente tridimensionali...eppure non del tutto accolsi a braccia aperte alcune sfumature (in alcuni casi delle vere e proprie pennellate!), sia narrative che estetiche, che sul momento ritenni semplicemente eccessive: insomma, mi riservai il diritto di riguardare il primo spezzone (non voglio chiamarlo volume), in attesa del secondo boccone.
E come quel mio amico che lo vide al cinema forse più di 10 volte, ne divenni letteralmente dipendente: non solo lo vidi e lo rividi, ma mi ritrovai spesso, nei ritagli di tempo, a riguardarmi la storia in versione manga di O-ren Ishii, i duelli di Black Mamba contro la stessa O-ren (una Lucy Liu semplicemente meravigliosa), o contro Gogo Yubari e gli 88 Folli. Mi incantavo di fronte alla forgiatura ed alla consegna alla Sposa dell'ultima katana di Hattori Hanzo, mi concentravo in maniera sempre più maniacale sui dettagli...arrivai persino a portarmi in giro un pezzetto di Kill-Bill sparandomi la straordinaria colonna sonora in auto per una quantità innumerevole di volte...e con questo spirito approcciai la visione della seconda parte del film, sicuramente più lenta e "dialogata" (alcuni dialoghi, a posteriori, mi sono sembrati gli antesignani lontani di quelli di Inglourious Basterds), ma altrettanto sapientemente girata, altrettanto epica, e sempre visivamente e sonoramente speciale. E mentre vedere Black Mamba sconfiggere da sola 88 guerrieri mi era parso, solo un anno prima, francamente troppo, ora, vederla uscire da una bara inchiodata e sepolta sotto metri di terra, mi sembrava la cosa più normale del mondo: questa è la magia di Kill Bill.
Mentre mi sfilano in testa personaggi del calibro di Hattori Hanzo, Elle Driver, Pai-Mei, lo stesso Bill, le già citate O-ren Ishi e Black Mamba...beh, penso ad un ovetto d'oro più che sfiorato.


Voto:






giovedì 19 novembre 2009

Caro diario


Anno: 1993.
Regia: Nanni Moretti.
Interpreti: Nanni Moretti, Silvia Nono, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Giulio Base.

Chi mi conosce lo sa, io adoro Nanni Moretti, e questa pellicola ne è così intrisa che non posso che amarla.
Abbandonato lo pseudonimo feticcio dei film precedenti, "Michele Apicella", ora Moretti ci permette di avere finalmente a che fare con un se stesso allo stato puro, nel quale ansia, insicurezza e nevrosi, ma soprattutto ironia e riflessione, si emulsionano a quello zic di antipatia ed egocentrismo che ci rende categorici facendoci dire: o lo si ama o lo si odia. E così quest'opera, semplicemente.
Il film è diviso in tre capitoli, scritti bene o male secondo una stessa struttura, che raccontano, come in un diario in movimento letto dalla voce fuori campo, alcuni momenti della vita del protagonista. Nel primo lo vediamo gironzolare in Vespa per le vie di una Roma estiva, alla ricerca di panoramiche di palazzi, riflettendo su architettura, vita e cinema italiano, ormai "trash-intellettualoide". Il secondo è un'odissea giocosa attraverso le isole Eolie, alla ricerca della tranquillità necessaria alla preparazione di un film, accompagnato dall'amico Gerardo, ritiratosi a Lipari per dedicarsi allo studio in solitudine, ma che si scoprirà un teledipendente accanito. Il capitolo finale, toccante, racconta di un terzo pellegrinaggio di Moretti: quello attraverso decine di studi medici, di grandi professori come dire ciarlatani, fino alla diagnosi di linfoma, ironicamente resa possibile grazie all'intuizione di un dottore in medicina cinese durante una seduta di agopuntura. Da notare la sequenza della chemioterapia, originale.
"Caro diario" non è un capolavoro, e non ne ha la pretesa, eppure vola alto: una grande colonna sonora diventa essenziale nelle molte, e lunghe, scene narrative in cui lo spettatore è alle spalle del protagonista a seguirlo, strutturate da una regia attenta ed eloquente. Azzeccata la scelta del ritmo: momenti leggeri vengono alternati a campi lunghi o medi, accompagnati da pianoforte, nei quali al centro dell'inquadratura vi è solo il personaggio principale, alle prese con una solitudine mai tinta di malinconia. Sotto tono è, a volte, l'aspetto recitativo, soprattutto in Renato Carpentieri (Gerardo).
Meraviglioso Moretti (come sempre, oserei dire): difficile non scoppiare a ridere vedendolo torturare il critico di "Henry pioggia di sangue", colpevole di un giudizio positivo su questo, leggendogli le sue stesse pessime recensioni, o non commuoversi guardandolo, solo e disorientato, alle prese con il mostro della malattia.
Doverosa almeno una citazione dal film:

Nanni in Vespa si ferma a un semaforo e comincia a parlare a un tizio seduto su una cabriolet, che non sembra dargli molto retta:
- Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...e quindi...-
Scatta il verde e il tizio se ne va, lasciando Moretti a metà frase.

Geniale.


Voto:



mercoledì 18 novembre 2009

CINEGHI'!

Ladies & Gents,
assidui e numerosissimi visitatori del blog,
Cineovo-dipendenti ed intrepidi commentatori...
eccoci qua!

Cineovo è lieto di presentare
CINEGHI'
La sua nuova rubrica sul Cinema.

Certo, un ovetto fritto -altrimenti detto"ciarighì" in alcune province del Nord Italia, non potrà mai, neanche lontanamente, sperare di assurgere alle curve sinuose ed armoniche del guscio che lo conteneva da crudo, né vantare la stessa levigatissima ed austera veste, per non parlare della misteriosa origine...ma diciamoci la verità: oltre che contemplarlo, a noi l'ovetto piace anche consumarlo! E allora, quando i morsi della fame ci attanagliano e la situazione ed il tempo a disposizione sono quelli che sono, è proprio vero che, purché non si rompa tragicamente quand'ancora nel tegame, o peggio, non si pieghi vergognosamente su se stesso mentre trasferito nel piatto, un buon ciarighì fa sempre la sua sporca figura...

...nasce quindi "Cineghì", rubrica low-level con nome low-level dedicata ad un Cinema lower-level! Perché non sempre si ha la voglia di fare gli intellettualoidi spocchiosetti ed esteti, perché a volte meglio un uovo fritto che le ninne senza cena!